La percentuale del reddito da salario minimo destinata all’affitto varia notevolmente in Europa, oscillando dal 35% in Francia fino al 56% nei Paesi Bassi. Questo articolo di Euronews Business esplora i salari minimi e i costi medi degli affitti nei vari Stati membri dell’Unione Europea.
Le spese abitative in Europa
L’affitto, insieme a spese per l’acqua, l’elettricità e il gas, rappresenta la parte più significativa del budget delle famiglie europee. Nel 2022, i costi per questi servizi essenziali hanno assorbito quasi un quarto (24,1%) della spesa totale delle famiglie, evidenziando l’impatto significativo che ha sui bilanci domestici.
Questa quota varia notevolmente da un Paese all’altro e dipende anche dai livelli di reddito. In particolare, i salari minimi sono colpiti in modo particolare, poiché una percentuale maggiore del loro reddito viene utilizzata per coprire le spese per “casa, acqua, elettricità e gas”.
Affitti e salari minimi nell’Unione Europea
Secondo la Confederazione europea dei sindacati (Ces), in 14 Stati membri dell’UE, l’affitto di un immobile di massimo due camere da letto inghiotte almeno il 35% del reddito per i lavoratori con salario minimo legale. Nel corso del 2024, questi lavoratori dovranno destinare in media il 45% dei loro guadagni solo per l’alloggio, evidenziando così l’ingente onere finanziario che i costi abitativi impongono a chi guadagna meno.
Esther Lynch, segretario generale della Ces, ha affermato: “Milioni di lavoratori in gran parte degli Stati membri vedono gran parte dei loro salari andare in affitto non appena vengono accreditati, semplicemente per avere un tetto sopra la testa”.
Variazioni del salario minimo in Europa
Tra i 14 Paesi analizzati, i salari minimi legali oscillano da 477 euro in Bulgaria fino a 2.571 euro in Lussemburgo. Solo sei Paesi hanno un salario minimo che supera i 1.000 euro, mentre tre superano i 2.000 euro: Lussemburgo, Irlanda e Paesi Bassi.
Danimarca, Italia, Austria, Finlandia e Svezia non hanno un salario minimo legale nazionale. In Italia, ad esempio, gli stipendi sono definiti tramite contratti nazionali che stabiliscono importi minimi a seconda dei livelli di inquadramento.
Affitti medio in diversi Paesi europei
Il costo dell’affitto per un’unità abitativa di massimo due camere da letto varia da 215 euro in Bulgaria a 1.340 euro in Lussemburgo, con una media di 599 euro nei 14 Paesi considerati.
In sette di questi Paesi, l’affitto medio è inferiore a 400 euro, tra cui Bulgaria (215 euro), Romania (277 euro), Croazia (311 euro), Grecia (344 euro), Slovacchia (371 euro), Estonia (387 euro) e Portogallo (391 euro). Le cifre più elevate si trovano in Lussemburgo, Irlanda e Paesi Bassi, dove l’affitto medio supera i 1.000 euro, mentre in Francia è di 618 euro e in Spagna di 578 euro. Questi dati si basano su statistiche Eurostat del 2022 adeguate all’inflazione.
Proporzione del salario minimo dedicata all’affitto
La percentuale del reddito da salario minimo spesa per l’affitto è un indicatore importante del carico finanziario a cui sono soggetti i lavoratori a basso reddito. Nei 14 Paesi analizzati, questa percentuale varia dal 35% della Francia al 56% dei Paesi Bassi. In media, i lavoratori con salario minimo di queste nazioni dedicano il 45-46% del loro reddito per l’affitto, a seconda del metodo di calcolo considerato.
Oltre ai Paesi Bassi, dove la percentuale raggiunge il 56%, anche l’Irlanda (55%) e il Lussemburgo (52%) vedono una quota superiore al 50% del reddito da salario minimo destinata agli affitti.
La Francia, con il 35%, presenta invece la quota più bassa, il che significa che circa un terzo del reddito dei lavoratori con salario minimo va per l’affitto. La Croazia (37%) e la Grecia (38%) seguono a breve distanza.
In Bulgaria, nonostante i salari e gli affitti siano i più bassi, i lavoratori spendono comunque un notevole 45% del loro reddito per l’affitto. In Spagna, questa percentuale è altrettanto alta, al 44%.
I dati sugli affitti si basano su medie nazionali, tuttavia, nelle città e nelle aree metropolitane, la situazione finanziaria può risultare ancora più difficile.
Esther Lynch ha aggiunto: “Molti, pur pagando affitti elevati, si trovano spesso a vivere in alloggi inadeguati che mettono a rischio la loro salute e quella delle loro famiglie”.
La spesa per l’alloggio nelle famiglie europee
Al di là del salario minimo e dell’affitto, possiamo anche esaminare altri dati forniti da Eurostat che evidenziano la percentuale delle spese familiari dedicate all’abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili, che presenta notevoli differenze tra i vari Paesi europei.
Nel 2022, la Slovacchia si è attestata al primo posto, con oltre il 30% della spesa delle famiglie destinato a casa e bollette. Seguono la Finlandia e la Danimarca, dove le famiglie spendono rispettivamente il 29,6% e il 29,1% per le utenze.
Al contrario, Malta (13,9%) e Croazia (14,9%) destinano una quota decisamente inferiore delle loro spese all’abitazione e ai servizi.
Le spese per le abitazioni includono una vasta gamma di voci, quali:
- Affitti effettivi per l’alloggio
- Affitti figurativi per l’abitazione
- Manutenzione e riparazione dell’abitazione
- Fornitura di acqua e servizi connessi
- Elettricità, gas e altri combustibili
Nel 2019, nel Regno Unito, un ex membro dell’UE, questa percentuale era del 25,7%.
Foto crediti & articolo ispirato da: Euronews
