Norme Ue aria pulita: inquinamento, rischio per la salute europea

Ogni anno, circa 240.000 europei perdono la vita a causa dell’elevata presenza di inquinanti atmosferici nell’aria. L’inquinamento atmosferico, tuttavia, non influisce solo sulla salute umana, ma causa anche danni agli ecosistemi, portando a una diminuzione dei raccolti.

Il miglioramento dell’impatto degli inquinanti atmosferici sulla salute dei cittadini europei è documentato in un nuovo studio dell’Agenzia europea dell’ambiente. I principali inquinanti monitorati includono il particolato fine, il biossido di azoto e l’ozono.

Nonostante questo trend incoraggiante, i cittadini europei continuano ad affrontare livelli di inquinamento atmosferico ben oltre le raccomandazioni stabilite dall’Organizzazione mondiale della salute. Le stime indicano che quasi 240.000 decessi annuali sono provocati da questo fenomeno.

Inoltre, un’altra analisi dell’Aea rivela che circa il 75% degli ecosistemi europei è vulnerabile a livelli nocivi di inquinamento atmosferico. Per i cittadini, l’inquinamento rappresenta il principale rischio ambientale per la salute, responsabile di malattie croniche e mortalità, in particolare nelle aree urbane.

I nuovi dati coincidono con l’attuazione della nuova direttiva sulla qualità dell’aria dell’Unione Europea, la quale stabilisce obiettivi per il 2030 volti a garantire standard di qualità dell’aria in linea con le raccomandazioni dell’Oms.

Dettagli sulla nuova direttiva sulla qualità dell’aria dell’Ue

La revisione della direttiva, in vigore da oggi, è stata adottata inizialmente a ottobre e prevede il monitoraggio di ulteriori inquinanti, tra cui particelle ultrafini, carbonio nero e ammoniaca.

Oltre alle morti premature, conviver con le patologie legate all’inquinamento atmosferico ha un impatto significativo sulla qualità della vita.

Che cos’è il particolato fine?

Secondo l’Aea, nel 2022 l’esposizione al particolato fine (PM2,5) oltre i limiti raccomandati dall’Oms ha causato almeno 239.000 decessi nell’Ue. Questo segnala una riduzione del 45% rispetto al 2005, allineando l’Unione con l’obiettivo di un abbattimento del 55% previsto nel piano d’azione per il raggiungimento di inquinamento zero entro il 2030.

“Il particolato [PM] è composto da unamiscela di solidi e goccioline liquide che possono essere emesse direttamente in atmosfera o formarsi mediante reazioni di inquinanti già presenti,” afferma l’Aea. “Di varie dimensioni, le particelle più piccole di 10 micrometri riescono a penetrare nei polmoni, causando gravi problemi di salute. Il PM è stato associato a patologie e decessi per malattie cardiache e polmonari.”

L’Oms ha fornito evidenze scientifiche sull’impatto particolarmente negativo dell’esposizione prolungata a particelle fini – quelle con diametro inferiore a 2,5 micrometri – da cui dipendono i 239.000 decessi. Inoltre, nel 2022, altre 70.000 morti sono state correlate all’esposizione all’ozono (O3) e 48.000 al biossido di azoto (NO2). L’Aea sottolinea che questi decessi avrebbero potuto essere evitati seguendo i valori guida dell’Oms nel 2022.

L’inquinamento atmosferico e il suo impatto sulla natura

L’Aea ha analizzato anche come l’inquinamento atmosferico influisce sugli ecosistemi europei, evidenziando come la vegetazione sia soggetta agli inquinanti, con conseguenti perdite economiche e riduzione dei raccolti.

Studi hanno messo in luce che l’azoto nell’aria può determinare mutamenti significativi, come il cambiamento delle specie vegetali presenti in un’area. Circa il 73% degli ecosistemi europei ha superato i carichi critici per il 2022.

Il piano d’azione per l’inquinamento zero, pur essendo in linea con gli obiettivi per il particolato fine, mostra ritardi rispetto alle misure per l’azoto. Si prevede una riduzione del 25% dell’area che supera i carichi critici entro il 2030, ma attualmente il traguardo appare difficile da raggiungere.

In aggiunta, circa un terzo delle terre agricole europee ha registrato concentrazioni di ozono a livello del suolo superiori ai limiti stabiliti dall’Ue, con danni alle coltivazioni e perdite economiche stimate in almeno 2 miliardi di euro. Nel 2022, il 62% della superficie forestale dei 32 Paesi membri dell’Aea ha superato i livelli critici di protezione dall’ozono.

Negli ultimi decenni, le emissioni di anidride solforosa (SO2) sono diminuite in maniera significativa, contribuendo a risolvere il problema dell’acidificazione.

Foto crediti & articolo ispirato da: Euronews

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