I prezzi del petrolio hanno registrato un crollo, toccando i minimi del 2023, a causa delle preoccupazioni riguardo a un possibile indebolimento della domanda. Le nuove tariffe cinesi sulle importazioni di greggio dagli Stati Uniti, in risposta ai dazi imposti dall’amministrazione Trump, contribuiscono al clima di instabilità.
Le quotazioni del greggio sono scese al livello più basso dal 31 dicembre 2024, complici le tensioni crescenti nella guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Gli investitori manifestano crescente preoccupazione per un rallentamento della crescita economica globale che potrebbe influenzare la domanda di energia proveniente dalla Cina, il principale importatore di petrolio a livello mondiale.
Martedì scorso, la Commissione tariffaria del Consiglio di Stato cinese ha annunciato l’introduzione di un dazio del 15 percento sui prodotti come carbone e gas naturale liquefatto (Gnl) provenienti dagli Stati Uniti, oltre a un dazio del 10 percento sul petrolio greggio americano, attuabile dal 10 febbraio.
In aggiunta, i dati diffusi dall’Energy Information Administration (Eia) degli Stati Uniti hanno evidenziato un incremento delle scorte di petrolio, ben al di sopra delle previsioni di mercato, segnalando un ulteriore indebolimento della domanda.
Mercoledì, i futures del greggio hanno subito un decremento: il West Texas Intermediate (Wti) è sceso del 2,3 percento, assestandosi a 71 dollari al barile, mentre il Brent ha subito una flessione del 2,09 percento, toccando i 74,61 dollari al barile. Sebbene entrambi i parametri petroliferi abbiano mostrato un lieve rimbalzo nella sessione asiatica di giovedì, i prezzi rimangono ai livelli più bassi dell’anno.
Prezzi del petrolio sotto pressione a causa delle scorte USA in aumento
I prezzi del greggio sono ulteriormente influenzati dai dati relativi alle scorte statunitensi, che sono aumentate per la seconda settimana consecutiva, con un incremento di 8,66 milioni di barili nella settimana conclusa il 31 gennaio. Questo incremento segue l’aumento di 3,5 milioni di barili registrato nella settimana precedente, evidenziando un potenziale indebolimento della domanda e delle vendite. Da fine novembre a inizio gennaio, le scorte di greggio USA erano diminuite per nove settimane consecutive, accentuando l’ascesa dei prezzi petroliferi ai livelli massimi nell’arco di cinque mesi, con un picco raggiunto a metà gennaio.
Fattori politici hanno avuto impatto sui mercati petroliferi. Il mese scorso, il presidente Trump ha incoraggiato l’Arabia Saudita e l’Opec a ridurre i prezzi del petrolio, ribadendo la sua volontà di incrementare l’offerta di petrolio dagli Stati Uniti. Inoltre, la Casa Bianca ha minacciato l’imposizione di un dazio del 10 percento sul greggio canadese, sebbene Trump abbia rinviato la decisione di ulteriori 30 giorni per negoziati.
Tensioni geopolitiche e il loro impatto sul mercato energetico
Le tensioni geopolitiche nel Medio Oriente potrebbero continuare a influenzare il mercato globale del greggio. Martedì, Trump ha proposto di assumere il controllo di Gaza, una mossa che potrebbe intensificare i conflitti regionali. Si prevede anche un inasprimento delle sanzioni contro l’Iran, dopo la dichiarazione del presidente USA che mira a bloccare le esportazioni di petrolio di Teheran.
Secondo l’Eia, l’Iran detiene il 24 percento delle riserve petrolifere del Medio Oriente e il 12 percento a livello globale. Le esportazioni di petrolio iraniano sono aumentate dal 2022, in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, attualmente ammontano a 1,5 milioni di barili al giorno, rappresentando circa l’1,4 percento della produzione globale.
Tuttavia, un rapporto di S&P Global ha evidenziato che “con la vittoria elettorale di Trump e il protrarsi del conflitto in Medio Oriente, la crescita delle esportazioni iraniane potrebbe subire un arresto, minacciando i piani del Paese volti ad incrementare la propria capacità produttiva.”
L’Iran ha esortato l’Opec a unirsi contro le possibili sanzioni petrolifere statunitensi. Il 3 febbraio, l’alleanza dei produttori petroliferi ha annunciato l’intenzione di proseguire il piano di incremento graduale dell’offerta a partire da aprile, escludendo al contempo l’Eia dai monitoraggi sulla produzione.
Foto crediti & articolo ispirato da: Euronews
