Spese abitazione: 35% in Grecia, 20% in Italia di reddito

In media, i cittadini dell’Unione Europea destinano il 20% del loro reddito disponibile alle spese per l’abitazione. Tuttavia, esistono notevoli differenze tra i vari Paesi, con la Grecia che si attesta al 35%, mentre Cipro rimane sotto l’11,5%. L’Italia, per sua parte, si posiziona in linea con la media europea.

I Costi Abitativi nell’Unione Europea

La spesa per l’abitazione, insieme alle bollette, rappresenta l’onere finanziario più rilevante per le famiglie europee. Questo trend è ben consolidato: negli ultimi venti anni, la proporzione del reddito destinato all’abitazione ha mostrato un significativo aumento.

Nell’Unione Europea, mediamente un quinto del reddito disponibile è destinato alle spese per la casa. Ma come si colloca l’Italia in comparazione agli altri Stati membri?

Tipologie di Spese Abitative

Le spese per l’abitazione comprendono diversi costi. Secondo Eurostat, esse comprendono le spese mensili necessarie per ospitare una famiglia in un’abitazione, inclusi i consumi di acqua, elettricità, gas e riscaldamento.

A coloro che possiedono una casa si aggiungono anche gli interessi sul mutuo, mentre per gli affittuari si considerano i pagamenti mensili dell’affitto, oltre a spese ulteriori come tasse, manutenzione e assicurazioni.

Il reddito disponibile include tutte le entrate generate dal lavoro (stipendi per i dipendenti e guadagni per i lavoratori autonomi), le entrate private da investimenti e proprietà, trasferimenti tra famiglie e pagamenti sociali ricevuti in contante, incluse le pensioni.

I Costi Abitativi nei Paesi dell’Unione Europea e dell’EFTA

Nel 2023, il 19,7% del reddito disponibile nell’Unione Europea è stato destinato all’abitazione. Questa percentuale varia notevolmente tra gli Stati membri: si passa dall’11,6% di Cipro al 35,2% della Grecia.

La Grecia (35,2%) si distingue nettamente, e il secondo Paese, la Danimarca, si colloca dieci punti sotto con il 25,9%. A seguire ci sono Germania con il 25,2% e altri Paesi dell’EFTA come Norvegia e Svizzera, che presentano costi abitativi pari rispettivamente al 25% e 25,2% del reddito disponibile.

Perché i Costi Abitativi sono Sostenuti in Grecia?

“La crisi economica degli ultimi dieci anni ha rappresentato un fattore cruciale che differenzia la Grecia dagli altri Stati europei in termini di costi abitativi”, ha osservato Ilias Nikolaidis, direttore dei contenuti di Dianeosis, un importante think tank di Atene.

Le famiglie greche hanno subito una diminuzione del 40% del loro reddito tra il 2009 e il 2014, e l’inflazione ha aggravato la situazione.

Nel frattempo, i prezzi degli immobili sono rimasti contenuti, attirando investimenti provenienti dall’estero. La congiuntura economica ha visto l’emergere di piattaforme di affitto nella gig economy, l’introduzione di programmi per visti d’oro e una crescita significativa nel settore turistico.

“L’aumento della domanda dall’estero ha gonfiato i prezzi, mentre i redditi delle famiglie greche non sono aumentati“, ha aggiunto. In aggiunta, la crisi ha portato a una diminuzione dell’offerta di abitazioni, con un’inedita stagnazione nel settore delle costruzioni.

La Germania e le Altre Grandi Economie dell’UE

Tra le principali economie dell’Unione Europea, la Germania è il Paese con i costi abitativi più elevati (25,2%), seguita dalla Francia, dove le famiglie spendono il 17,9% del loro reddito disponibile per l’abitazione. La Spagna si attesta al 17,2% e, finalmente, l’Italia si trova al 14,5%.

Danimarca, Norvegia e Svezia occupano le prime sei posizioni di questa classifica, tutte con valori superiori al 23,9%. La Finlandia si colloca leggermente al di sotto della media dell’UE, con il 19,3%.

Oltre a Cipro, sei Paesi hanno costi abitativi inferiori al 15%: Malta (12%), Slovenia (13,8%), Portogallo (14%), Croazia (14,4%) e Italia (14,5%).

I Fattori che Influiscono sui Costi Abitativi

Secondo il rapporto dell’OSCE “Housing costs over income”, diversi elementi concorrono ad aumentare o diminuire i costi abitativi. “L’accesso ai mutui, le loro condizioni, il rapporto prestito/valore e prestito/reddito possono giustificare le differenze tra i Paesi e i vari tipi di reddito“, come evidenziato nel documento.

Rischio di Povertà e Spese Abitative

È naturale che le famiglie con reddito più basso destini una percentuale maggiore delle proprie entrate ai costi dell’abitazione. Per chi nell’UE guadagna meno del 60% del reddito mediano, la spesa per l’alloggio rappresenta mediamente il 38,2% delle entrate.

Questa percentuale varia dal 19,2% di Cipro al 62,4% della Grecia. Ciò indica che in Grecia, le persone a rischio di povertà devono allocare quasi due terzi delle loro entrate disponibili per l’alloggio, coinvolgendo 2,7 milioni di cittadini, ovvero il 26,4% della popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale.

Condizioni simili si riscontrano in Danimarca (57%), Norvegia (48,5%), Svezia (48,1%), Repubblica Ceca (46,1%), Germania (45,8%), Paesi Bassi (45,7%) e Svizzera (45,5%), dove le persone a rischio spendono oltre il 45% del proprio reddito disponibile per l’alloggio.

Tendenze in Aumento dei Costi Abitativi

I dati di Eurostat mostrano un’evoluzione dei costi abitativi dal 2020 a oggi, con un costante aumento a livello dell’UE, seppur moderato (+1,2%).

Le spese per l’alloggio sono aumentate di almeno un punto percentuale in 17 Paesi. Al contrario, solo tre Stati hanno registrato una diminuzione superiore a un punto.

In particolare, l’aumento dei costi abitativi ha superato i tre punti percentuali in sette Paesi: Ungheria (5,7%), Norvegia (5%), Estonia (4%), Lussemburgo (3,8%), Germania (3,7%), Turchia e Malta (3% ciascuna).

D’altro canto, la Bulgaria ha sperimentato la contrazione più significativa, con un abbassamento di due punti percentuali.

Foto crediti & articolo ispirato da: Euronews

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