Polonia, Bulgaria, Croazia e Romania hanno un grande potenziale per incrementare rapidamente le esportazioni di tecnologie ecologiche. Questo sviluppo potrebbe supportare l’Unione Europea nel raggiungimento del suo ambizioso obiettivo di neutralità climatica entro il 2050, oltre a potenziare la competitività del blocco europeo.
Secondo l’ultimo rapporto economico della Banca Mondiale sull’Unione Europea, le esportazioni di tecnologie per l’energia sostenibile provenienti dall’Europa centrale e orientale (CEE) potrebbero attestarsi a un incremento fino a tre volte rispetto ai livelli attuali se si manterrà l’attuale quota di mercato.
Se questo scenario si concretizzerà, ci si aspetta un contributo significativo per rafforzare la competitività globale dell’UE, rivitalizzare l’economia e sostenere gli sforzi collettivi verso l’obiettivo di “net zero 2050”.
I Paesi coinvolti in questa iniziativa sono Croazia, Bulgaria, Romania e Polonia.
Le tecnologie in questione includono soluzioni come pompe di calore, pannelli solari, batterie per veicoli elettrici e turbine eoliche.
Essenzialità dell’obiettivo net zero
Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi stabiliti dal Net Zero Industry Act (NZIA) dell’Unione Europea, è cruciale triplicare le esportazioni di tecnologie ecologiche dai Paesi CEE. Questo piano mira a garantire che, entro la fine del decennio, la produzione interna dell’UE soddisfi circa il 40% della domanda di tecnologie verdi e il 15% della richiesta globale di energia pulita entro il 2040.
Un simile progresso potrebbe anche ridurre la dipendenza energetica complessiva dell’UE da nazioni esterne, in particolare dalla Russia, soprattutto considerando il prolungarsi del conflitto tra Russia e Ucraina.
Inoltre, i Paesi dell’Europa centrale e orientale potrebbero beneficiare di uno sviluppo interno significativo e di una maggiore stabilità economica grazie a questo aumento previsto delle esportazioni di tecnologie sostenibili.
Attualmente, questi Paesi devono affrontare un aumento considerevole dei prezzi al consumo, con rincari particolari su generi alimentari e beni essenziali, portando a una crescita dell’insicurezza alimentare e della povertà, dato che i salari reali non riescono a sostenere l’aumento dei costi.
Anna Akhalkatsi, direttore per l’UE della Banca Mondiale, ha affermato: “Le famiglie più vulnerabili in Europa sono quelle più colpite dall’alta inflazione, con alcuni nuclei familiari che spendono fino alla metà del loro reddito per il cibo, mentre i lavoratori poco qualificati e gli operai si trovano a fronteggiare un mercato del lavoro non uniforme”.
“Politiche sociali mirate sono fondamentali per sostenere chi ha più bisogno e garantire un’inclusione economica più ampia. La transizione verso un’economia verde rappresenta un’opportunità per generare nuovi posti di lavoro e rinvigorire le industrie in modo equo e diffuso”.
Per questa ragione, incentivare un maggior numero di esportazioni di tecnologie ecologiche dai Paesi dell’Europa centrale e orientale potrebbe essere un passo importante per la ripresa da shock economici e finanziari, come quello causato dalla pandemia.
Tuttavia, per rendere questo possibile, l’UE deve adottare una strategia coesa tra gli Stati membri, evitando la competizione interna e stimolando maggiori investimenti provenienti dal settore privato. Il blocco potrebbe prestare particolare attenzione a investimenti più consistenti in ricerca e sviluppo e nel rafforzare catene di approvvigionamento e talenti di alta qualità.
L’economia dell’UE verso un atterraggio morbido nel 2024
Quest’anno, l’economia dell’Unione Europea sembra avviarsi verso un atterraggio morbido, il che implica un rallentamento della crescita, ma non una contrazione netta, nonostante l’aumento dei tassi di interesse registrato negli ultimi mesi. Questo è principalmente dovuto all’inflazione, che sta seguendo un trend discendente, convergendo verso l’obiettivo del 2% fissato dalla Banca centrale europea. A novembre 2024, l’inflazione nell’UE si aggirava sul 2,5%.
Nonostante l’aggressivo innalzamento dei tassi d’interesse, si è evitate la perdita massiccia di posti di lavoro e una recessione grave, sebbene la crescita del blocco per quest’anno sia risultata inferiore rispetto al precedente, come previsto. Allo stesso modo, i volumi degli scambi commerciali hanno registrato un calo nel 2023, principalmente a causa delle difficoltà di competitività dell’UE legate all’incremento dei costi energetici.
Tuttavia, nel 2024, l’occupazione ha iniziato a mostrare segnali di recupero, anche se i dati variano notevolmente tra diverse regioni, settori e gruppi socioeconomici. Anche la crescita dei salari nominali è stata relativamente forte, migliorando ulteriormente il potere d’acquisto dei consumatori.
Le preoccupazioni rimangono, soprattutto sul fatto che l’impatto completo delle recenti politiche monetarie restrittive possa già influenzare i consumatori. Un’altra grande fonte di apprensione è rappresentata dalle tensioni commerciali crescenti tra l’UE e gli Stati Uniti e la Cina. I differenti tassi di ripresa economica tra gli Stati membri potrebbero ostacolare ulteriormente la capacità dell’UE nel conseguire un atterraggio morbido quest’anno.
Foto crediti & articolo ispirato da: Euronews






