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Pompe di calore: ritardo nell’adozione in alcuni Paesi europei

È un mito che alcuni edifici in determinati Paesi siano più adatti all’uso delle pompe di calore rispetto ad altri. Scopriamo perché questa tecnologia dovrebbe essere adottata anche in abitazioni più datate.

Le pompe di calore sono attualmente il sistema di riscaldamento più diffuso in vari Paesi europei, sebbene in altre aree ci sia ancora scetticismo nei loro confronti.

La differenza di diffusione delle pompe di calore in Europa è influenzata da numerosi fattori, quali sovvenzioni disponibili, costi dell’elettricità e politiche nazionali atte a incentivare gli utenti a installarle.

Euronews Green ha ascoltato due esperti riguardo le motivazioni per cui l’adozione delle pompe di calore varia da nazione a nazione e l’importanza delle politiche pubbliche nella transizione verso un’energia più sostenibile.

I costi dell’elettricità come fattore chiave per l’adozione delle pompe di calore

Sfatare i miti riguardo le pompe di calore e la loro capacità di operare in condizioni di freddo o in edifici storici ha contribuito a una migliore comprensione di questa tecnologia versatile.

Sarah Azau, responsabile della comunicazione dell’European Heat Pumps Association (EHPA), afferma: “Si crede comunemente che le pompe di calore possano essere installate solo in nuove case unifamiliari ben isolate, ma non è affatto così: abbiamo molteplici esempi di pompe di calore funzionanti in edifici plurifamiliari, in strutture storiche e persino in condizioni di permafrost artico”.

Jan Rosewood, direttore dei programmi europei del Regulatory Assistance Project (RAP), spiega che “l’adozione delle pompe di calore dipende più da considerazioni economiche che dalla tipologia di edificio e dalla sua architettura”.

Nei Paesi dove i costi dell’elettricità sono notevolmente superiori a quelli del gas o del gasolio, l’adozione delle pompe di calore è per lo più limitata.

Ad esempio, nel Regno Unito ci sono solo circa 412 pompe di calore ogni 100.000 abitanti, confronto ad una media europea di 3.068 pompe per 100.000 persone, secondo Air Source Heat Pumps London. Al contrario, nei Paesi in cui i costi dell’elettricità non superano il doppio di quelli del gas e del gasolio da riscaldamento, si verifica una notevole diffusione di questa tecnologia, come nel caso di Norvegia, Svezia, Finlandia ed Estonia.

“Per quanto riguarda i costi di gestione, il prezzo dell’elettricità non deve superare il doppio di quello del gas”, aggiunge Azau.

“Le pompe di calore sono altamente efficienti, essendo da tre a cinque volte più performanti delle caldaie a gas, ma richiedono una modesta quantità di elettricità”.

I Paesi europei che offrono incentivi per le pompe di calore

Diversi Stati europei offrono stimoli finanziari per l’installazione di pompe di calore, inclusi prestiti a basso interesse, sovvenzioni e sgravi fiscali.

Queste misure sono cruciali per la diffusione della tecnologia, poiché i costi iniziali possono essere da due a quattro volte superiori a quelli delle caldaie a gas, mediamente intorno agli 11.500 euro.

Azau osserva che le modifiche rapide o inaspettate ai regimi di sostegno sono tra le ragioni che hanno portato a una diminuzione delle vendite di pompe di calore, che hanno subito un calo del 47% tra la prima metà del 2023 e la prima metà del 2024.

“È fondamentale che l’UE e i governi nazionali stabiliscano politiche chiare e coerenti”, afferma Azau. “Questo fornirà rassicurazioni a produttori e consumatori. Ci aspettiamo di vedere misure concrete nell’ambito della nuova Commissione europea, come il piano d’azione per l’elettrificazione e l’atto per accelerare la decarbonizzazione industriale”.

La Germania, ad esempio, offre alcuni dei sussidi più cospicui per le pompe di calore. I proprietari di beni immobili possono ricevere sovvenzioni fino a 18.000 euro per una pompa di calore a fonte terrestre e fino a 15.000 euro per una pompa di calore a fonte d’aria in un edificio esistente.

In Francia, gli incentivi sono similmente generosi, con sovvenzioni fino a 15.000 euro per una pompa di calore a sorgente di terra e fino a 9.000 euro per una pompa di calore a sorgente d’aria per edifici esistenti.

A partire da ottobre 2023, il governo britannico ha aumentato le sovvenzioni per le pompe di calore del 50%, passando da 5.000 sterline (5.795 euro) a 7.500 sterline (8.692 euro).

Per un elenco completo delle sovvenzioni disponibili nei diversi Paesi europei, visita questo link.

L’importanza delle politiche per informare i cittadini

In molte nazioni nordiche, le pompe di calore sono ormai considerate standard per il riscaldamento, mentre nei mercati meno sviluppati il loro impiego è stato accolto con incredulità dai consumatori, spiega Rosenow.

Rosenow sottolinea che tale scetticismo è spesso alimentato da disinformazione proveniente dal settore del riscaldamento a combustibili fossili.

“In Germania, lo scorso anno la legge sul riscaldamento ha generato un acceso dibattito sulle pompe di calore, lasciando i consumatori confusi rispetto alle scelte da fare”, dice Rosenow. “I politici devono assumersi la responsabilità di fornire informazioni chiare e imparziali sulle pompe di calore“.

Per incrementare l’uso delle pompe di calore, Rosenow sostiene sia necessario implementare un insieme di politiche efficaci. Ciò implica “l’applicazione di tariffe energetiche eque, affinché i costi di gestione delle pompe di calore siano inferiori a quelli delle soluzioni a combustibile fossile, oltre a fornire sostegno finanziario per affrontare i costi iniziali, regolamentazioni che limitino l’installazione di nuovi impianti di riscaldamento a combustibile fossile in edifici nuovi e, sempre più spesso, in quelli esistenti, e un coordinamento e una comunicazione efficaci”, conclude Rosewood.

Foto crediti & articolo ispirato da: Euronews

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