Il fenomeno della Niña rappresenta una fase del ciclo climatico capace di indurre eventi meteorologici estremi a livello globale.
Nel momento in cui il mondo si preparava ad affrontare la quarta edizione consecutiva della Niña durante l’inverno, la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti ha ufficialmente proclamato l’inizio di questo fenomeno climatico.
Tuttavia, nonostante le aspettative, quest’anno potrebbe riservare delle sorprese: gli esperti climatici prevedono che potrebbe essere più breve e meno intenso del solito.
La Niña è caratterizzata da condizioni particolari nel Pacifico tropicale, influenzando non solo la regione meridionale del Pacifico, ma anche il clima globale. Le conseguenze di questo fenomeno variano a seconda delle diverse aree geografiche; in particolare, si osservano inverni con temperature in genere più elevate nel Sud e più fredde nel Nord.
Secondo le dichiarazioni degli esperti all’agenzia di stampa Associated Press, le regioni settentrionali del Sud America potrebbero registrare una quantità di pioggia superiore alla media a causa della Niña. Di conseguenza, le aree meridionali degli Stati Uniti e alcune zone del Messico potrebbero sperimentare una siccità più marcata, mentre la parte settentrionale degli Stati Uniti e il sud del Canada potrebbero diventare più umidi del normale.
È interessante notare che la Niña tende ad incrementare l’attività degli uragani nell’Atlantico.
Tuttavia, come evidenziato dagli esperti, questo fenomeno è giunto in ritardo rispetto alle previsioni e non ha avuto il tempo necessario per intensificarsi prima dell’inizio del periodo invernale. Le condizioni “insolite” si sono manifestate a dicembre e potrebbero persistere fino ad aprile, come riportato in un comunicato della NOAA.
I rappresentanti dell’ente hanno segnalato che l’inizio della Niña era atteso già dall’autunno scorso, ma si è “trascinata” oltre le aspettative. Attualmente ci sono il 59% di probabilità che la Niña continui dal febbraio all’aprile e un 60% di possibilità che le condizioni diventino neutre da marzo a maggio.
Per far sì che questo evento di La Niña venga registrato ufficialmente dalla NOAA, è necessario che vengano osservate determinate condizioni di temperatura per un lungo periodo. Se il fenomeno dovesse interrompersi tra marzo e maggio, è poco probabile che venga inserito nel registro storico. Gli scienziati avvertono che la previsione di tali eventi climatici può risultare estremamente complessa.
Differenze tra La Niña ed El Niño
Nel 2024 è stato segnalato come l’anno più caldo di sempre, con El Niño frequentemente citato come la causa delle temperature estreme. Questo fenomeno provoca l’innalzamento delle temperature nelle acque equatoriali dell’Oceano Pacifico, portando a situazioni di siccità e incendi in alcune aree, mentre in altre genera piogge abbondanti e eventi meteorologici estremi.
La Niña e l’El Niño sono due fenomeni climatici opposti che influenzano a fondo i modelli meteorologici mondiali ed entrambi fanno parte di un ciclo climatico noto come “El Niño-Southern Oscillation” (ENSO). L’ENSO è legato alle variazioni della temperatura delle acque superficiali nell’Oceano Pacifico tropicale.
Specificamente, La Niña indica una condizione in cui le acque superficiali nelle regioni equatoriali del Pacifico sono più fredde del normale.
Una situazione anomala
Negli ultimi anni, la Terra ha vissuto tre eventi consecutivi di La Niña tra il 2020 e il 2023.
“Abbiamo sperimentato tre inverni consecutivi di condizioni di La Niña, il che è considerato straordinario, poiché l’unico precedente si è verificato tra il 1973 e il 1976”, ha affermato Michelle L’Heureux, esperta climatologica della NOAA.
“Le Niña tendono a persistere più a lungo e a manifestarsi più frequentemente rispetto agli eventi di El Niño”, ha aggiunto L’Heureux.
In merito alla possibile Niña di quest’anno, Ben Cook, climatologo presso il Goddard Institute for Space Studies della NASA, ha descritto la situazione come insolita, ma non senza precedenti.
Cook ha anche messo in guardia rispetto alla possibilità che l’aumento della frequenza di eventi La Niña possa esercitare ulteriore pressione sulle regioni già provate da siccità, come l’Africa orientale: “Se ci stiamo avviando verso un altro evento di La Niña, significa che continueremo a vivere condizioni avverse in varia misura.”
Foto crediti & articolo ispirato da: Euronews










